E l’amore bussava (2)

“Elena, sei sempre uguale!”. Lei strinse gli occhi miopi, mentre Fofò la strattonava. Ma focalizzò la sua attenzione sulla orrende scarpe con tacco a spillo nere.

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Una farfalla avrebbe dovuto decorarle, ma le imbruttiva. ” Mafalda De Caro, mia compagna di 4 C?”- avanzò una ipotesi, poco convinta. Annuì da sotto il cappellone elegante. “Che cambiamento!”, non poté fare a meno di sussurrare.

“Visto? E’ merito di mio marito Andrew: ha un atelier”, si affrettò a continuare Mafalda cui il vento aveva acciuffato il cappello che rotolava sul selciato. Ad Elena stava scappando una risata: la scena era degna delle comiche d’autore.

Fofò riuscì a liberarsi. Ora erano in due ad inseguire il cappello.

Tornato l’ordine, Mafalda le raccontò, sedute ad un caffè davanti a due cappuccini, i suoi anni in giro per i college d’Europa, prima di incontrare l’uomo che, a detta sua, le aveva capovolto la vita.

“Insomma sei soddisfatta, felice..”, la domanda sfuggì quasi dai pensieri di Elena.

Ancora se la rammentava la sua ex compagna, esile, impacciata che le passava i compiti di latino. Portava sempre la coda di cavallo con un nastro azzurro e le avevano appioppato il nick name di “cavallina”.

“Felice sarei se potessimo avere un figlio”, rispose a fatica Mafalda visibilmente toccata dalla pena. “Ci siamo affidati ai migliori ginecologi, ma son 3 anni che ci proviamo”, le confessò a vice bassa come se fossero ancora al liceo.

Si faceva tardi ed Elena aveva lasciato a metà un abito color panna con maniche a sbuffo. “Vienimi a trovare, mi fa piacere rivederti”, e scrisse l’indirizzo alla ex compagna nella speranza di rivederla.

Tornata a casa una sorpresa l’accolse. ( Fine parte  2)

 

 

 

 

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E l’amore bussava

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Da quando aveva visto quel cappellino anni ’20/’30 nella vetrina di una boutique se ne era innamorata. “Devo chiedere a nonna Lucia se mi aiuta a cucirlo”- si disse tra sè e sè. Due settimane prima si era lasciata definitivamente con Eduardo, il suo quinto fidanzato, e si era buttata a capofitto nella sua passione preferita: il cucito.
Elena aveva frequentato un corso per due anni, ma realizzare quel cappellino era una vera sfida.
“Aspetta Fofò, mi farai cadere una volta o l’altra!, strillò quasi al suo alano, regalo del secondo fidanzato, un veterinario in carriera.

Le carrozzelle erano aumentate quell’anno a Capri, un’isola troppo affollata ormai per i suoi gusti; tuttavia il lavoro andava a gonfie vele e non le conveniva spostarsi.

Ci era approdata con il suo terzo amore, Luciano, un romano che amava il mare, portandola nella sua barca a vela a circumnavigare Capri.

Ma la lontananza aveva fatto i suoi danni e la loro relazione era durata una estate sola. Lei era andata nella chiassosa capitale, aveva cercato di ambientarsi, ma come fa una ragazza di provincia a trovarsi a proprio agio in una città vespaio così??

“Ciao Elena, tu esci con tutte le stagioni eh!”. Alberto, il fioraio più vicino a casa sua, non la perdeva di vista. “Beh, Fofò ha deciso di uscire, gli rispose cercando l’ombrello nell’ampia borsa.

Si era di settembre, ma pareva autunno inoltrato.

Il mare aveva acquisito una tinta deliziosa con l’increspatura leggera delle onde. Il blù s’era trasformato in cobalto e rare vele si intravedevano all’orizzonte.

Mentre imboccava via Coppola si sentì chiamare e rimase di stucco. (1 Parte)

 

 

 

Faccio outing

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Lo confesso spudoratamente: i veneti che ho incontrato non li sopporto.
Premetto che ho un figlio che si va ambientando là, una nuora che è nata là e persino un nipotino che, quando parlerà, avrà l’inflessione di quella terra.
La tirchieria che ho incontrato e lo spasmo nevrotico con il quale si agitano mi hanno irritato.
Tornare a casa è stato un vero sollievo.
Al Battesimo di mio nipote mio marito ha digiunato ( stessa cosa al matrimonio). E non ditemi che il sugo d’anatra è sublime: là i pennuti non son al sicuro.

La polenta te la trovi ovunque, pure come vassoio per adagiarvi delle puzzolentissime seppie che loro chiamano” in umido”!!

Io non son vegana, intendiamoci.
Quando ho invitato nuora, bambino e figlio a cena da me ( avevo un piccolo appartamento) lei ha avuto il coraggio di portarmi le verdure avanzate.
Mi direte: ma non tutti i veneti son così! Me lo auguro…
Ho spesso criticato questo territorio dove vivo e pure la pigrizia del Sud, ma ho dovuto rivalutare la nostra generosità e tanto altro.
Di buono hanno di certo i formaggi che ho trovato ottimi.

Festa di colori

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Chi mi legge da tempo conosce la mia fascinazione con i colori di certi meriggi.

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E’ utile precisare che quello skyline sullo sfondo sono i Monti Lattari della Costiera.

Venerdì parto per il Veneto. Vi si battezza Giorgio, il mio secondo nipotino.

Mi ci tratterrò una settimana.

Buona settimana  tutti/e

Zia Lucietta, la paziente

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S’affollano i ricordi quando una persona cara scompare all’orizzonte umano.
Zia Lucietta era anche una cuoca sopraffina; una delle sue specialità era una torta rustica, qua chiamata “pizza chiena” , usata nel periodo pasquale.
Avrei dovuto farmi insegnare come la faceva lei: tutte quelle che ho assaggiato negli anni erano lontane dalle sue squisitezze.
Era brava anche nei dolci natalizi.
La sorella di mia suocera ha avuto pazienza da vendere…

E pensare che la sua infanzia fu segnata dalla leucemia. Come si salvò rimane un mistero. Era devotissima, come si può immaginare ed era lontana dal clichè della bigotta pettegola che imperversa nelle chiese..